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Unione femminile cattolica italiana, 1919-1930 (Ufci)

Versione stampabile
Unione femminile cattolica italiana, 1919-1930 (Ufci)
 
Consistenza
buste 22 (ml 2)
 
Soggetto produttore
Unione femminile cattolica italiana
 
Storia istituzionale
L’Unione femminile cattolica italiana si costituisce, su impulso di Benedetto XV, nel 1919, come coordinamento delle due sezioni distinte: l’Unione donne, che comprende le signore al di sopra dei 35 anni, e la Gioventù femminile, destinata alle giovani. La nomina della presidente e dell’assistente centrale spetta al papa. La struttura rimane sostanzialmente immutata nello Statuto del 1923, promulgato da Pio XI, nel quale si introduce, tuttavia, la terza sezione delle universitarie cattoliche. Le sezioni, comunque, godono di ampia autonomia e il coordinamento fatica a strutturarsi.
Dopo la crisi del 1931 con il regime fascista, che porta alla chiusura dei circoli giovanili, si attua una revisione: tra le novità introdotte, si abbassa a 30 anni il limite di età delle socie della Gf. È con lo Statuto del 1940, voluto da Pio XII, che, oltre a sospendere la direzione laicale, si procede a una più radicale ristrutturazione: l’Azione cattolica italiana è suddivisa in 6 associazioni autonome e distinte, mentre scompare il coordinamento tra i rami femminili dell’Ufci.
 
Storia archivistica
Come successo per molti fondi dell’Azione cattolica, anche quello dell’Ufci ha avuto numerosi problemi, sia nella strutturazione che nella conservazione. Le carte hanno risentito dei diversi trasferimenti dalla prima sede romana di via del Teatro Valle 20 alle successive.
Esigenze di sicurezza e riservatezza hanno imposto, in particolari momenti di tensione col fascismo, il deposito di parte della documentazione dell’Azione cattolica presso la Santa Sede. I ripetuti spostamenti ne hanno alterato l’ordinamento, che non rispecchia quindi la sedimentazione originaria della documentazione. Almeno una parte di essa, negli anni Sessanta, è tornata in possesso dell’Azione cattolica.
Negli anni Settanta si è proceduto alla condizionatura di una parte del materiale recuperato, accorpandolo ai fondi archivistici di altri organismi e costituendo un fondo miscellaneo che comprende, tra gli altri: Unione popolare, Unione economico-sociale, Giunta centrale. Durante questo intervento si è salvaguardata solo una parte dei fascicoli originali, mentre per altri si è proceduto nel maldestro tentativo di riunire i carteggi di enti corrispondenti. Nel contempo è stata apposta una numerazione carta per carta, che riprende ad ogni busta, con un timbro che reca la segnatura «Archivio storico Aci».
Nel 1978 il fondo miscellaneo è stato versato all’Istituto. Preso atto dell’organizzazione data, si è ritenuto opportuno non intervenire sulle carte per tentare di ripristinare le strutture ormai perse dei singoli fondi, compreso quello dell’Ufci, ma ricostituirne e descriverne l’ordinamento sulla carta, attraverso la compilazione di un inventario analitico.
Si segnala, inoltre, la presenza di altre 8 buste dell’Ufci, non aggregate a questo fondo miscellaneo, che risultano prive di descrizione e quindi fuori consultazione.
 
Modalità di acquisizione
Il fondo è di proprietà dell'Istituto Paolo VI, dopo il trasferimento istituzionale del 1978.
 
Ordinamento e struttura
Il fondo si struttura in tre principali serie, così definite:
serie 1. Carteggi.
serie 2. Rapporti internazionali.
serie 3. Attività sociali.
 
Strumenti archivistici
Inventario analitico, corredato da indice dei nomi di persona, di luogo e di ente e da appendice isografica.
 
Consultabilità
Il fondo, nella parte ordinata, è liberamente consultabile, previa autorizzazione del direttore dell’Istituto, salve le limitazioni previste dalla legislazione per la tutela del diritto alla riservatezza e all’identità personale.