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Unione economico-sociale, 1907-1919 (Ues)

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Unione economico-sociale, 1907-1919 (Ues)
 
Consistenza
buste 16 (ml 1,5)
 
Soggetto produttore
Unione economico-sociale
 
Storia istituzionale
Dopo lo scioglimento dell’Opera dei congressi, Pio X promulga nel 1905 l’enciclica Il fermo proposito, fornendo le indicazioni per una riorganizzazione generale del movimento cattolico, che sono tradotte in pratica nel 1906, attraverso il varo di nuovi statuti che configurano l’associazionismo cattolico attorno a quattro grandi organizzazioni indipendenti l’una dall’altra: l’Unione popolare, l’Unione economico-sociale, l’Unione elettorale, la Società della gioventù cattolica. Nel documento pontificio, si sottolinea: «Tutte le istituzioni d’indole economica, destinate a risolvere praticamente e sotto vari aspetti il problema sociale si trovano come spontaneamente raggruppate insieme nel fine generale che le unisce, mentre pure a seconda dei vari bisogni, a cui si applicano, prendono forme diverse e diversi mezzi adoperano, come richiede lo scopo particolare di ciascheduna».
L’Unione cattolica delle istituzioni economiche e sociali, detta poi più brevemente Unione economico-sociale, conserva il gruppo dirigente del II Gruppo dell’Opera dei congressi, con Stanislao Medolago Albani come presidente e Nicolò Rezzara come segretario. Nell’aprile del 1905 essi hanno già convocato un’adunanza generale, in cui sono rappresentate 835 casse rurali, 774 società operaie di mutuo soccorso, 69 banche, 21 segretariati del popolo, 107 istituzioni cooperative. Il fine dell’Ues, delineato nello statuto approvato il 24 marzo 1906, è di «promuovere associazioni e istituti che si proponessero di attuare il programma economico-sociale cristiano, coordinarne l’azione, aiutarli mediante uffici di consulenza legale e tecnica, promuovere studi, inchieste, pubblicazioni giovevoli allo sviluppo delle istituzioni aderenti».
In effetti, lo sviluppo del movimento, secondo i dati raccolti dall’inchiesta ministeriale redatta da Mario Chiri, nel 1910 è notevole: 1.800 società operaie di mutuo soccorso, 1.750 cooperative, 1.611 casse rurali e operaie, 102 banche e 374 organizzazioni sindacali locali con 104.614 iscritti. Quest’ultimo settore si rivela più resistente non solo perché la confessionalità resta un ostacolo sia «per ottenere più larghe adesioni» che «per conseguire un’equa rappresentanza presso i poteri pubblici», ma anche per i contrasti esistenti tra i dirigenti dell’Ues sul modo di concepire la stessa azione sindacale. Su questa questione specifica, si sconta, del resto, il parere negativo della Santa Sede a rivedere lo statuto «in modo che non apparisse così aperto il carattere di sodalizio cattolico». Nonostante i limiti, il Segretariato delle unioni professionali, al quale fanno capo i primi sindacati nazionali dei tessili e dei ferrovieri, costituiti nel 1907, acquisisce un rilievo crescente.
Con la riforma varata da Benedetto XV nel 1915, si modifica lo statuto dell’Ues, che si trasforma da semplice unione di associazioni a unione di federazioni, dando così maggior autonomia ai singoli settori. Alla presidenza è nominato Carlo Zucchini. La sede dell’Unione è trasferita a Faenza, città di residenza del nuovo presidente, mentre il periodico ufficiale «Azione sociale» assume una cadenza quindicinale, arrivando a raddoppiare, sotto la direzione di Giambattista Valente la tiratura. Durante i quattro anni del mandato presidenziale, Zucchini consegue sostanzialmente gli obiettivi prefissati: allargare la diffusione delle organizzazioni sindacali (sindacati, unioni e uffici del lavoro), moltiplicare le federazioni nazionali di categoria, ottenere la rappresentanza negli organismi governativi. Sotto la spinta di Zucchini e di Valente, si formano tre grandi confederazioni: quella dei lavoratori (Cil), che conta 400.000 iscritti, raggruppati in 22 sindacati nazionali e un centinaio di uffici del lavoro; quella delle cooperative, che vanta più di 6.000 istituzioni aderenti; quella della mutualità ed assistenza, comprendente quasi 2.000 società di mutuo soccorso.
Il 25 settembre 1919 l’Unione è sciolta dalla Santa Sede. Resta soltanto un Segretariato economico-sociale, alle dirette dipendenze della Giunta centrale dell’Azione cattolica, con il compito di assistere moralmente le istituzioni di ispirazione cristiana: ruolo che in realtà non ha modo di realizzarsi.
 
Storia archivistica
Non sappiamo quando le carte dell’Unione economico-sociale sono state portate a Roma da Faenza, sede della presidenza di Carlo Zucchini (1915-1919), così come del resto per quelle della presidenza di Stanislao Medolago Albani (1906-1915), nel trasferimento da Bergamo a Faenza, considerato anche il valore di archivio corrente della documentazione. Esigenze di sicurezza e riservatezza hanno imposto, in particolari momenti di tensione col fascismo, il deposito di parte della documentazione dell’Azione cattolica presso la Santa Sede. I ripetuti spostamenti ne hanno alterato l’ordinamento, che non rispecchia quindi la sedimentazione originaria della documentazione. Almeno una parte di essa, negli anni Sessanta, è tornata in possesso dell’Azione cattolica.
Negli anni Settanta si è proceduto alla condizionatura di una parte del materiale recuperato, accorpandolo ai fondi archivistici di altri organismi e costituendo un fondo miscellaneo che comprende, tra gli altri: Unione popolare, Unione femminile cattolica italiana, Giunta centrale. Durante questo intervento si è salvaguardata solo una parte dei fascicoli originali, mentre per altri si è proceduto nel maldestro tentativo di riunire i carteggi di enti corrispondenti. Nel contempo è stata apposta una numerazione carta per carta, che riprende ad ogni busta, con un timbro che reca la segnatura «Archivio storico Aci».
Nel 1978 il fondo miscellaneo è stato versato all’Istituto. Preso atto dell’organizzazione data, si è ritenuto opportuno non intervenire sulle carte per tentare di ripristinare le strutture ormai perse dei singoli fondi, compreso quello dell’Unione economico-sociale, ma ricostituirne e descriverne l’ordinamento sulla carta, attraverso la compilazione di un inventario analitico.
 
Modalità di acquisizione       
Il fondo è di proprietà dell’Istituto Paolo VI, dopo il trasferimento istituzionale del 1978.
 
Ordinamento e struttura
Il fondo si struttura in quattro principali serie, così definite:
serie 1. Carteggi.
serie 2. Verbali.
serie 3. Inchieste e censimenti.
serie 4. Varie.
 
Strumenti archivistici
Inventario analitico, corredato da indice dei nomi di persona, di luogo e di ente e da appendice isografica.
 
Consultabilità
Il fondo è liberamente consultabile, previa autorizzazione del direttore dell’Istituto, salve le limitazioni previste dalla legislazione per la tutela del diritto alla riservatezza e all’identità personale.
 
Bibliografia
Silvio Tramontin, Unione economico-sociale, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, diretto da F. Traniello, G. Campanini, vol. I/2, I fatti e le idee, Marietti, Casale Monferrato (AL) 1981, pp. 390-391.