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La porta del cielo di Vittorio De Sica

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Un documento sul film dall'archivio dell'Isacem

In occasione della Festa del Cinema di Roma, dopo il restauro integrale curato dalla Cineteca nazionale, è stato proiettato in anteprima mondiale il film La porta del cielo (Casa del Cinema, domenica 16 ottobre alle ore 18.00 e lunedì 17 ottobre alle ore 21.15). L’opera, commissionata nel 1944 dall’Azione cattolica italiana, che ne ha sempre detenuto i diritti, fu realizzata da Vittorio De Sica. Considerato un film minore rispetto alla produzione del grande regista, è in realtà un’opera importante, come sottolinea il conservatore della Cineteca nazionale del Centro sperimentale di cinematografia Alberto Anile. Il restauro è stato un’impresa, perché a causa della perdita dei negativi il film è stato rilavorato dalla Cineteca nazionale a partire da materiali infiammabili, con immagini lacerate e un sonoro spesso incomprensibile, riportando così alla luce del proiettore un «tesoro leggendario ma misconosciuto». L’operazione è stata supportata dal Centro sperimentale di cinematografia, dall’Azione cattolica italiana e dall’Associazione Officina cultura e territorio, con il coordinamento del Centro CAST di UniNettuno e il supporto scientifico dell’ISACEM. La proiezione è stata introdotta da Christian De Sica, figlio del regista Vittorio e della protagonista Maria Mercader. Subito dopo il film di De Sica è stato proiettato il documentario Argento puro, realizzato da Matteo Ceccarelli durante le fasi di restauro del film. Sul sito del Cast è presente una ricca rassegna stampa dedicata all'evento. La trama racconta del “treno bianco” che porta gli ammalati a Loreto: c’è il ragazzino con le stampelle (Cristiano Cristiani) accompagnato da una giovane amica (Maria Mercader), l’uomo d’affari invalido (Giovanni Grasso jr) scortato da due avidi nipoti, il cieco (Massimo Girotti) aiutato dal compagno che ha causato l’incidente (Carlo Ninchi), la vecchina (Elettra Druscovich) che cerca la grazia di un’armonia familiare, il celebre pianista (Roldano Lupi) con la mano paralizzata che medita il suicidio... Tutti sperano in un prodigio, ma i veri miracoli che accadranno a Loreto non saranno quelli che si aspettano.